domenica 24 febbraio 2013

Che cos'è la recessione?

Ho molto vago il ricordo del tempo in cui i ghiaccioli costavano 50 lire, forse è più il ricordo di un racconto. Chissà quanto costava, allora, il filo...
Non ne ho idea. Le maglie di compravano, le sciarpe arrivavano in dono dalla "zia suora", oppure si cercavano in anteprima i tessuti tecnici, quella microfibra che sembrava ottimale, così leggera e calda. Eppure c'era ancora chi si affidava ad una magliaia per realizzare un bel capo da indossare nelle occasioni speciali e, devo dire, l'effetto era notevole.
Ora, si moltiplicano i corsi, le uscite in edicola, le proposte di lavoro a maglia ed uncinetto, quasi siano ritornate le casalinghe e madri di una volta.
Mah...
In realtà, alla fine, il livello proposto è sempre molto semplice, segno che si è tornati a lavorare a mano ma non per necessità. O forse il bisogno c'è ma sono venuti a mancare i buoni insegnamenti in famiglia.
Inizio però a pensare con preoccupazione alla recessione quando trovo un'invasione di filati al supermercato, tra le offerte dei detersivi e quelle di cibo per cani o gatti. Le marche sono buone, se non altro sono note, la composizione va dalla generica "pura lana" al 50% acrilico, fino al cento per cento acrilico che le francesi, ad esempio, non disdegnano neppure per i neonati.
Che ci sta succedendo? Stiamo diventando poveri o stiamo pensando di esserlo già?
Intanto ho scelto un 50-50 di un colore acceso, tra il rosso e il fucsia, per un nuovo gilet frou frou da realizzare per la nativadigitale. Non mi resta che andare a recuperare il punto adatto, ma data la morbidezza del filato credo resterò sulla classica mezza maglia alta. Niente pizzi, siamo in recessione, no?

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